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Per aver detto… al Sindaco

Wangen: Foto di gruppo

Bene, la giornata è storica.

Suono a casa dei Deserbais e non potete immaginare come sono contento. Il posto è una favola con questa casa che è tutta una musica e il luogo che scegliamo per il concerto e la “caverna”; io mi sento a metà tra i Beatles e Boris Vian.

La giornata con Gesina è stata intensa, piena di racconti e commozione, ricordi che passano tra un bicchiere e l’altro di questi vini preziosi che vengono dalla cantina personale dei Deserbais e che ci allietano l’anima. A dire il vero, ne apriamo più di qualcuno e sorseggiamo seduti nel giardino, con la vita che “scorre liscia come su un biliardo”. La curiosità che anima Gesina in ogni istante della giornata è sorprendente e non rimangono mai pensieri appesi o lasciati andar via. Vuole sapere tutto, mi fa mille domande ed è proprio lei che mi fa trovare alcune cose che cercavo nella testa e che ancora non avevo trovato, forse semplicemente perché non era lì che andavano cercate.

Ascoltiamo insieme tutto il mio disco e per me è una sofferenza, come al solito, ma è così bello vedere i suoi occhi attenti e comprensivi che anche io mi calmo e ascolto come per la prima volta.

E trovo.

E’ ora di preparare e fare un piccolo sound check per questo concerto intimo e imprevedibile così vado al piano di sotto scendendo una scala ripida ripida che è l’accesso alle canzoni di stasera.

C’è una colonna in mezzo alla sala che riporta un’iscrizione del 1770 e l’ambiente suona in modo splendido ma un velo di amplificazione servirà a tutti per sentire meglio. Ecco la presa. Infilo la spina e parte una scarica di corrente; rischio la vita ma sono vivo, solo che ho fatto saltare l’impianto elettrico della casa. No! Non sento rumori da di sopra, anzi mi sembra che ancora stiano ascoltando musica, questo vuol dire che ho bruciato solo il piano di sotto. Meglio, provo a risolvere ma la mia perizia in fatto di quadri elettrici non è delle migliori. Devo autodenunciarmi così vado di sopra e avviso Gesina che corre subito da Philipe, il vicino tutto fare con giubbotto di pelle che prontamente verifica il danno. Un bel problemino ma possiamo scambiare degli interruttori o non so cosa così riportiamo la corrente di sotto e la togliamo dal piano di sopra. Con questa operazione rischiamo di bruciare il Mac di Gerard che ci avrebbe ucciso all’istante ma per fortuna dopo un po’ si riaccende e sembra funzionante.

Sorvoliamo.

Arrivano gli ospiti e io devo finire di fare i suoni. Aperitivo e presentazione in grande stile, Gesina ci tiene e anche io voglio farle fare davvero una bella figura per ricambiare questi splendidi giorni. La giornata comprende anche un’ora di Qi gong, tutto è surreale e questo è davvero un gran bel #pazzescotour.

Pronti, via, si parte.

Veronique è stata in Italia per cinque anni, ha scritto un libro su Napoli e mi aiuta con questo francese stentato e un po’ ridicolo che mi porto dietro, traducendo le mie parole, le idee che adesso scorrono facili come le dita su questa chitarra tutta d’oro. E’ un emozione cantare le mie canzoni a persone così attente e ci immergiamo in un concerto in cui non sono il solo a suonare perchè qui è tutto fatto di musica e l’energia di queste persone farebbe muovere un treno fermo dal dopo guerra.

Dura quel che deve e poi è ora di smettere, di rilassarci e godere di un po’ di chiacchiere ma arriva il Sindaco, Yves, che non è potuto venire prima e mi chiede se posso fare un bis per lui. Certo che si, ne sono felice e parto con “La sposa ha detto si”. E’ qui che combino il secondo guaio della giornata: mi involo in una traduzione simultanea delle ultime parole della canzone e guardando il sindaco negli occhi, gli dico in francese una delle parole più volgari che si possano immaginare.

Non me ne accorgo.

Veronique si.

E dopo aver cantato tutti insieme “Nel blu dipinto di blu” (immancabile e meravigliosa) mi si avvicina e mi chiede: davvero volevi dire quella cosa al Sindaco?

Cosa?

No!

Sorvoliamo (e due)

Così ci si rovina la carriera (si fa per dire).

Yves compra due dischi e vuole la dedica, così capisco che non ha sentito o ha capito che non l’ho fatto apposta. Ci salutiamo, che è ora di riposare, dopo aver fatto una bella cena seduti a chiacchierare.

Mattina, passeggiata, fiori, aria fresca.

Yves! lo chiamo, il Sindaco, in lontananza, Paolo!

Anche il selfie davanti alla porta antica di Wangen, si, è un signore fa finta di niente per l’inconveniente di ieri.

Poi mi dice che ha messo il video del pezzo su internet, su FB e su twitter.

Non si è accorto.

Diventerò famoso per aver detto…al Sindaco.

Cosa ho detto non ve lo dirò mai.

Vi tengo accanto.

In italiano, che è meglio.

P

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