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Le meraviglie di Nans sous Sainte Anne

nans sous sainte anne gruppo

Il bosco è una meraviglia ma io sento di aver perso l’allenamento di quando pensavo di essere il “re delle Dolomiti” e il fiato non mi mancava mai, così saliamo con passo un po’ più lento ma ritmato per questo sentiero francese che sembra fatto da uno che non conosce le curve. Salire verso la cima ha sempre il senso di conquistare qualcosa di importante, di accedere al cielo e da qui è tutto così calmo e silenzioso.

Il silenzio serve, è necessario in questo tempo di strilloni e annunciatori; bisognerebbe andare tutti un po’ più in montagna ma poi ci sarebbe troppo rumore anche lì e allora è meglio che ci si vada in pochi così almeno noi pochi si gode un po’ di questo suono meraviglioso. Ad esempio mi chiedo: ma è proprio necessario suonare sempre le campane? Star lì a scampanare come se non ci fosse un domani mentre la piazza si riempie di gente che strilla perché non sente niente a causa delle campane e poi prende il caffè di corsa perché c’è troppo rumore e allora non si gusta neanche quei cinque minuti. Insomma che vita è? Dove sta la calma del paese?

… ma torniamo in Francia; qui non urla nessuno, nessuno ti passa avanti e tutti mi sorridono così tanto che comincio ad irritarmi perché mi sento preso in giro in una sorta di Truman show nostrano. Il pranzo è all’aperto, organizzato in pochi minuti con Anne che io chiamo Annette e infatti non si gira mai quando la chiamo. Insieme facciamo il caffè, non ha mai usato una “moca” e da oggi è la più grande “coffe maker” del mondo. Il concerto è alle 18,30 e io mi preparo come al solito, suonando i pezzi che in concerto comunque farò diversamente e ripassando le parole che comunque dimenticherò. Si suona nel cortile di questo ex monastero di proprietà di Sandrine, che ospitava le suore e che oggi ha bisogno di un sacco di lavoro per poter funzionare a regime.

Sandrine è forte, ma qui c’è davvero da fare e mi piacerebbe poter trovare il modo di darle una mano. Per ora accordo la chitarra “d’oro” e prendo il mio umeboshi pre- gig mentre la presentazione è già iniziata. Non è semplice suonare per delle persone così attente che vorrebbero capire tutti i testi e io faccio del mio meglio lanciandomi in vorticose evoluzioni e traduzioni poetico-francesi che insieme alle traduzioni di Sandrine raggiungono lo scopo. In verità, come mi racconta un signore, è la musica che raggiunge lo scopo, anche senza traduzioni; la musica non ha bisogno di spiegazioni. Tutti felici, e risultato a casa. Come bis, mi chiedono di leggere dei testi che vengono tradotti simultaneamente e mi sento felice di aver saputo scrivere alcune delle cose che ho scritto.

Jelena, bosniaca, parla con noi dei suoi studi, della “follia” e della  potenza dell’amore usando anche lei un misto di lingue a cui ormai non facciamo più caso. I due signori con tre figli si lasciano intervistare sul tema della follia e sono visibilmente commossi per dei pensieri troppo intimi da potervi raccontare ma che riaffiorano con prepotenza e decisione. L’inventore del Circue plume è con noi e assomiglia a John Hiatt la qual cosa mi rallegra assai e infine compare Carlo, italiano che vive lì vicino. Il suo racconto mi fa sobbalzare: è lo stesso identico di Therese Aline che due giorni prima aveva mostrato a me e Mina le foto di una casa che lei stessa ha costruito su un albero. Unico particolare Therese ha sognato la casa e l’ha costruita da sola, lei che con le mani non sapeva fare nulla. Anche Carlo ha una storia eccezionale da raccontarci così decidiamo di andarlo a trovare, nella foresta.

Vi tengo accanto!

P.